Chiesa del Crocifisso
La Chiesetta del Crocifisso, situata vicino a Ripe, ha una storia che affonda le radici nell’abbazia di San Ginesio di Rocca Contrada (oggi Arcevia). Nel 1879, i fratelli Lavatori acquisirono il terreno dove sorgeva una cappella distrutta e nel 1881 la ricostruirono dalle fondamenta. La chiesa, ancora di proprietà della famiglia Lavatori, conserva un campanile, un sepolcreto privato e numerosi arredi sacri, tra cui un Messale Romanum del 1872. Ogni anno, durante la Pasqua, si celebra una festa in onore di un quadro della Madonna custodito al suo interno.
La Cappella del Crocifisso, situata in una zona strategica nei pressi di Ripe, ha una storia lunga e affascinante intrecciata con gli eventi locali. Fonti attendibili suggeriscono che l’antica chiesa facesse parte dell’Abbazia di San Ginesio di Rocca Contrada (oggi Arcevia) e che vi risiedesse un cappellano, sottolineandone l’importanza come luogo di culto. Nel 1879 i fratelli Lavatori, tra cui il sacerdote Nicola Lavatori, acquistarono dai fratelli Benvenuti di Belvedere il terreno dove sorgeva una cappella, distrutta da un indulto apostolico nel 1877. Due anni dopo, nel 1881, i Lavatori ricostruirono la chiesa dalle fondamenta, come indicano le iscrizioni latine sulle pareti interne. Oggi la chiesa è ancora di proprietà della famiglia Lavatori, che da generazioni conserva e protegge questo luogo di culto.
La chiesa è dotata di un campanile e ospita un piccolo altare dietro al quale si trova una tomba privata artistica appartenente alle famiglie Lavatori e Fiorenza, arricchita da elementi in terracotta. Tra gli arredi sacri vi è un Messale Romano del 1872 con copertina in pelle, oltre a un dipinto della Madonna, venerata ogni anno con una celebrazione che coincide con il periodo pasquale.
Un episodio intrigante legato alla storia locale è l’imboscata del 30 luglio 1808, quando gli insorti antifrancesi di Ripe tentarono di sorprendere le truppe napoleoniche nei pressi della cappella. La posizione strategica della chiesa, che dominava le tre strade principali che conducevano al castello, la rendeva un luogo ideale per un attacco a sorpresa. Secondo le leggende locali, la ritirata delle truppe francesi fu causata dalla miracolosa apparizione di San Pellegrino, patrono delle terre circostanti.
Si dice che l’apparizione ebbe un effetto sconvolgente sui soldati francesi, spingendoli alla fuga, sia per il terrore sia per la convinzione della protezione divina sulla zona. Questo episodio fa parte di una serie di azioni di resistenza popolare contro l’occupazione francese che caratterizzarono le Marche e lo Stato Pontificio durante gli anni napoleonici.
L’imboscata, sebbene non decisiva, rimane un simbolo della determinazione e del fervore religioso della popolazione locale, pronta a combattere e resistere anche all’ombra di un miracolo apparentemente divino.
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Monumento, Storico, Architettura